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lunedì 18 gennaio 2016

La descrizione

Io e la ragazzina ci capiamo al volo, dove non arrivano le parole ci sono gli occhi, perché la ragazzina ha l'autismo. Prima di posare la cartella mi fa grandi sorrisi, ogni tanto ride proprio anche se non le ho ancora detto niente, è così che iniziano le sue buone giornate.
Oggi le ho insegnato a descrivere una persona. 
Cerca le parole giuste nella griglia che poi le ordiniamo insieme, le spiego.  
Lei però non sa di chi parlare. Descrivi me, aggiungo allora, così ti sto davanti ed è molto più facile.

"Ilaria è alta e snella. Ha i capelli marrone chiaro e gli occhi azzurri. E' sempre allegra. Mi ispira antipatia."

Ragazzina, le dico, antipatia è quando qualcuno non ti piace. Simpatia è quando invece si va d'accordo, e se ci pensi, noi insieme stiamo bene. Allora, ti ispiro simpatia o antipatia?

Antipatia.

Simpatia?

No, antipatia.

Poi ride forte e rido anch'io anche se non ci capisco più niente.

domenica 2 agosto 2015

Cinque stelle

Per spegnere le sigarette usavano un braccio di bambino, il loro. Così il figlio è stato affidato a una nuova famiglia, che accoglie tutti quelli che sono nati nel posto sbagliato. Solo che Giovanni è stato posacenere per troppo tempo e i suoi genitori ha cominciato a vederli nei corridoi anche se loro l'avevano dimenticato subito, come succede coi soprammobili che non servono più a niente.

Scappa in continuazione Giovanni, passa da una stanza all'altra perché non riesce a legarsi più a nessuno. I giochi, le parole, gli altri ragazzini gli scivolano dagli occhi e colano per terra, a cosa serve la giovinezza  se non puoi essere felice?
Giovanni esplode di rabbia all'improvviso distrugge i mobili, spinge le persone, strappa i fogli su cui disegna biglietti aerei di sola andata per una città che si è inventato e alla quale pensa spesso.

Giovanni mi mostra il sito di una catena di alberghi super lusso che porta il suo cognome. Cinque stelle si nasce c'è scritto in apertura. Ormai il virtual tour lo conosce a memoria, mi fa vedere la piscina, la sala da pranzo con le sedie dorate, l'area relax e il cinema con le poltrone di pelle bianca. 
Ha lo sguardo fisso sullo schermo. Scarichiamo il listino prezzi e lo stampiamo, cerchiamo le foto del centro benessere, poi torniamo alla home e riappare la scritta.
Vedi, mi dice, cinque stelle si nasce, io invece sono solo un disabile. 
Non so cosa rispondergli, lui si alza e cambia stanza.

venerdì 7 dicembre 2012

Questioni di carta

Alla riunione di ieri hanno letto il bilancio consuntivo.
Non ci sono state variazioni di spesa. Eccetto una.

Voi insegnanti consumate troppa carta igienica.

Tutti si guardano, incerti se prenderla in ridere o se vedere il lato tragico della faccenda. 

Quello d'informatica esplode.
Non ci date quella a più strati, per forza che ne consumiamo tanta, altrimenti ci sporchiamo le dita.

Nell'appartamento universitario la carta igienica non la voleva comprare nessuno, era una bene comune, figuriamoci che la compro io.

Così mi viene un'idea brillante.
La rubiamo dal bagno del dipartimento, a Linguistica siamo in pochi, non ci vedrà  nessuno. 
All'università avevano i rotoloni giganteschi di quelli che durano tre mesi e pesano tre chili.

Io faccio il palo, la Pabli agisce. 
Finché la aspetto mi sento una cretina e prego che nessun professore abbia la diarrea.

Quando esce ce la filiamo. Ha messo il rotolone dentro lo zaino, ma è talmente grande che da fuori si vedono i bordi. Le sto dietro per coprirla.

A casa mettiamo la carta sullo sgabello in bagno, ce la ridiamo e ci sembra un trofeo.

Oggi, riscrivendone, penso che la parola giusta per descriverci sia pezzenti, quella per descrivere  la carta igienica sia abrasiva.

Ci bastava l'avventura per lenire tutto il resto.



giovedì 26 luglio 2012

Speranza

Le mie più care amiche hanno provato l'esame per il Tfa. 

Parliamone.

Il tirocinio formativo attivo è uno stage che si fa a scuola, pagando 2.500 euro, dopo aver superato un maxi esame diviso in tre parti. 
Chi vuole fare l'insegnante e non è ancora abilitato deve averci per forza a che fare.
Bene, e allora andiamo con la prima, il quizzettone. Domande più o meno eterogenee relative alla classe di concorso cui vorresti essere abilitato. Ci si prepara ripassando i vecchi appunti di letteratura, si riguarda la grammatica, si conta sul centodieci e lode, qualcosa  avrò imparato, si spera.

Invece arriva il grande giorno e ti viene da ridere.

Ti chiedono gli autori di opere minori -dimmi chi ha scritto "Pesci Rossi"- che mai ti hanno spiegato e  che mai andrai a spiegare.
Dimmelo, dai, dimmelo chi ha scritto i versi "Cinto di fosche e tenebrose bende, / di nero manto e di funesto velo / veggio rotar per l’amoroso cielo / quel sol che solo i miei desiri accende", non lo sai ?!? E' perché sei un somaro.

E poi, ecco, le domande di geografia!

Ci hanno fatto integrare la laurea con un esame ulteriore, 140 euro, GEOGRAFIA CULTURALE, un esame di estetica sul senso del paesaggio.
E' servito così tanto che per rispondere alla domanda che stato non confina con il Mali è stato più utile essersi allenarti a La sfida delle città in facebook.

La situazione è talmente grottesca che ti viene da mandarla in vacca. Cosa vuoi farci, siamo in Italia, si riproverà.

Per il 2013 ci potremmo preparare sui libri con le simulazioni per il Milionario e magari da Gerry ci andiamo pure, abbiamo più possibilità con lui che con la cattedra, fidati.

Fare l'insegnante sarebbe bellissimo. Perché far crescere qualcuno significa migliorare un po' il mondo.
Invece ci chiedono chi scrisse le Cene -rispondete, coraggio- Anton Francesco Grazzini detto il Lasca, Agnolo Firenzuola,  Giovan Francesco Straparola o Matteo Bandello?

Altro che Cene, per il momento si rimane tutti a bocca asciutta.

E' che mi chiedo che senso possiamo avere, noi, che a trent'anni siamo ancora fatti di speranza. Perché anche quella, lo sapete, prima o poi marcisce. 
E l'odore di marcio sa di morte.



Per chi volesse leggere alcuni quiz:

venerdì 27 aprile 2012

L'appello

Quando vi chiamo dovete entrare nel cerchio.
Traccio col piede una luna piena un po' sbilenca.
Maestra, quello lì è un quadrato.
Non importa, fate finta che sia un cerchio, entrateci lo stesso, fate una giravolta e tornate a sedervi.
Maria Vittoria, non metterti le dita nel naso, sveglia che sei la prima!
La bambina abbassa la testa, segno una P anche se rimane impietrita a fissarsi le punte delle scarpe. 
Andrea C. ?
Dalla panchina dei bulli un bambino proiettile prende la rincorsa e in scivolata entra nel cerchio, cancellandolo. Si rialza ridacchiando, fa un giro su sé stesso e torna al suo posto. I compagni intanto gli hanno sputato nel bicchiere.
Quando chiamo Gaia arriva anche Elena, quando chiamo Elena arriva anche Gaia. Si tengono strette, quando una ha le mani impegnate l'altra le stringe il bordo della maglietta. Sono cugine.
Ludovica. Presente. 
Geremia, presente e innamorato, mi guarda arrossendo, non riesce a parlarmi, ubbidisce e mi sta vicino. Se qualcuno prova a prendere il suo posto piange, è troppo timido per alzare le mani.
Il chiasso presto ingoia la mia voce. 
Silenzio!
Nessuno mi sente.
Corro da Giulia, che si stringe il cavallo dei pantaloni e fa dondolare le gambe, Giulia corri a fare pipì! Dai corri! La bimba mi sorride e fa di no con la testa. Rimane seduta.
Fate silenziooooooo!
Non serve. Così metto due dita sotto la lingua, fischio il più forte possibile. 
Funziona.
I bulli mi guardano rapiti, buttano per terra i sassi e si infilano le dita in bocca soffiando fuori l'aria.
Maestra ci insegni come si fa?
Annalisa continua l'appello urlando dentro il megafono.
Va bene, dove posso sedermi?
Neanche a dirlo Matteo ha spinto per terra Antonio, e supplica, maestra, vieni qua! Mi siedo, prendendomi Matteo sulle ginocchia che fa un sorriso smagliante a tutti gli altri.

Lo sai che anche mio papà sa fischiare come te?
Ah sì?
Sì.
Maestra, ma hai anche tu un papà?
Si che ce l'ho!
Io ho anche un cane. Non so a chi voglio più bene.

Arriva Giulia, ha ascoltato tutta la conversazione.

Invece, mio papà sa volare.

E lo dice talmente decisa che nessuno dei maschi osa replicare.

Veramente? e faccio gli occhi grandi inarcando le sopracciglia, che per un bambino significa sorpresa o magia.
Lei annuisce col capo.
E cosa ne dici se ci andiamo a cambiare?
No, maestra, ho solo sudato.