giovedì 23 luglio 2015

Diario di bordo: Tfa, secondo ciclo, prima parte

Siamo in cento e poco più. Iniziamo un pomeriggio di gennaio, in un'aula a gradoni. Qualcuno riconosce qualche vecchio compagno di università. Qualche fortunato è già seduto vicino a un paio di amici. Io sono in seconda fila, mi metto nel posto più esterno in modo da essere comoda se ho bisogno di uscire. Davanti a me c'è una ragazza seduta su una ciambella e con un bambino in braccio. Ha partorito da cinque giorni. Non è l'unica. I neo genitori non godono di alcun permesso. Hanno la frequenza obbligatoria come gli altri: si può saltare solo il trenta per cento di ogni lezione. Questo significa che se un insegnamento dura due ore si possono saltare al massimo 34 minuti. Ogni assenza va comunque giustificata e recuperata con lavori da fare a casa.
Dopo due settimane i bambini presenti al corso cominciano ad ammalarsi, uno finisce all'ospedale. 
Ci dicono di non preoccuparci, che tutto andrà bene. 
Due tutor ci prendono le firme all'entrata e all'uscita. Gli insegnanti ci invitano a fare le spie se vediamo qualcuno falsificarle, è una delle poche cose che porta all'esclusione immediata dal Tfa. Ci pregano di essere puntali nonostante si arrivi da lontano. Io mi sveglio alle sette vado al lavoro, pranzo all'una, all'una e mezza sono in autostrada, alle tre sono in aula e alle sette mi rimetto al volante per tornare a casa. Rientro col buio. Tutto sommato sono fortunata: qualcuno deve prendere il treno, qualche altro viene da Mantova, dal Friuli o dalla Toscana e si è dovuto trasferire a Padova. 
Io fino ad aprile riesco a tenere il mio lavoro. E' dura. Qualche volta piango. Soprattutto il sabato.
Ogni week-end abbiamo i laboratori. Interi pomeriggi passati a simulare progetti, analizzare documenti, elaborare rubriche di valutazione che verranno a loro volta valutate. In poco tempo inserisco la modalità scrittura automatica, dobbiamo redigere una quantità esorbitante di relazioni che nessuno leggerà mai, ma che saranno la testimonianza del nostro constante impegno. Per riuscire a consegnare tutto dobbiamo consumare la notte o programmare le sveglie almeno un'ora prima.
Chi lavora in ufficio lascia il posto, prende aspettativa o chiede il part time.
Io ho ventinove anni, a casa ho solo Marco, lo vedo poco e ci litigo spesso. Chi ha famiglia vede i figli solo nei ritagli di tempo. C'è chi a cinquant'anni è ancora precario, c'è chi vuole fare il professore perché il dottorato l'ha deluso, c'è chi ha accettato il calvario della scuola perché crede ancora che insegnare sia un mestiere bellissimo.
Siamo tutti ugualmente stanchi, non c'è pietà per nessuno. Cominciamo a scalare una montagna senza sapere quanto alta sia e se in vetta ci sia un rifugio.
Speriamo di non cadere.

(Continua...)


sabato 18 luglio 2015

Cin cin!

Questa settimana c'è solo da esser felici- Il Pesce compie 4 anni, io ne ho compiuti trenta e giovedì mi sono abilitata!
Domani si festeggia: fanculo il caldo, fanculo le zanzare, fanculo il tfa!
Sono libera!

domenica 28 giugno 2015

I due filosofi

-Vuoi un bianchetto?
-Sì e poi vieni a sederti.
-Arrivo.
-E insomma, hai visto la televisione. Che schifo, gli extracomunitari. Ne sono arrivati anche oggi.
-Io non so perché siamo solo noi a tenerceli.
-Perché?!? Te lo dico io! Perché abbiamo politici che non sono capaci di fare una sega, diocaro.
-Diocaro, sì.
-Te lo dico io cosa bisognerebbe fare. Rimettere i carri armati ad ogni frontiera, come una volta.
-Sparare, diomadonna. E' l'unica.
-Che dicono che stanno male loro? Ma lo sanno quanto stiamo male noi?
-Hai ragione. Tra l'altro, volevo dirti. Hanno trovato un tumore a mia suocera.
-Orcoboia, brutta storia.
-Eh, sì. Sta facendo tutte le analisi, stiamo aspettando.
-Salutami tanto l'Anna. Una cosa però è certa. Se è piccolo la chemio brucia tutto. Se è grande no. 
-No?
-Te lo dico io. Se hai un tumore grande e fai la chemio vivi al massimo un altro anno, perché la chemio ti dà il colpo di grazia. Se invece hai un bel tumore e lasci che faccia il suo corso, diocaro, vivi almeno per altri cinque anni, fidati.
-Eh, non so Sergio, Anna è distrutta. Vedremo. Come sta l'Elisa?
-Sta bene, ma ieri ho visto una bionda e ho come l'impressione di piacergli.
-Ehhhhhhhhh, le bionde! Ma tanto hai l'Elisa.
-Cosa c'entra? Io credo che l'amore sia una cosa dell'iperuranio, ti ricordi l'iperuranio? E' tipo il cielo, diocaro.  Ma io dico che la terra è un'altra storia. Ci provo, e vada come deve andare. E' romena, mi pare, e le romene si sa che son delle gran vacche!
-Bisognerebbe far entrare in Italia solo le donne.
-Diocaro, sì! Ma solo quelle dell'est.


[Abitare sopra un'enoteca accorcia ogni giorno le mie speranze nei confronti del genere umano]

lunedì 22 giugno 2015

Ultimi aggiornamenti

Lo prometto, a me stessa e a chi sono mancata: da venerdì torno a scrivere con regolarità anche qui. Questa è l'ultima settimana in salita, domani esami di letteratura e linguistica; giovedì fuochi d'artificio con storia e geografia. Incrociamo le dita.
Nel frattempo eccovi un piccolo racconto uscito oggi su Grafemi, sito letterario del buon Paolo Zardi. A presto!

sabato 23 maggio 2015

Il camaleonte

Dall'autostrada il cielo è grandissimo (sono stanca di andare in autostrada i camion sbandano spesso e quando l'asfalto è bagnato sollevano nuvole di pioggia che devo continuamente cancellare dal vetro).

Ho visto un uccello morire in volo, era sospeso nell'aria, è caduto all'improvviso schiantandosi al suolo.

In questi giorni la stanchezza si fa sentire -manca poco- ce lo ripetiamo a turno per farci coraggio, ma finite le lezioni abbiamo i lineamenti stravolti, sulla via del ritorno spengo la radio per riordinare i pensieri. 

Che cosa fai? mi domandano.

Penso a tutte le scrivanie sulle quali ho lavorato e a quanta fatica deve fare il camaleonte per cambiare colore. 
In questi mesi comincio a pensarmi "insegnante", mi piace essere chiamata prof, è una parola allegra che riesce a dare un senso al percorso di tutta una vita.
Il tg lo ascolto fino a quando non si parla di buona scuola. Gli aggettivi attribuiti a priori bisognerebbe metterli all'indice.

Ieri sul guardrail c'erano i corvi e sembrava novembre. Accelero per lo sprint finale senza sapere esattamente quando finirà la benzina.

venerdì 1 maggio 2015

Un suggerimento

Quando leggo un bel libro passo giorni interi a pensarci. E' successo con La tentazione di essere felici, di Lorenzo Marone. Mi è stato consigliato da una persona fidata e ora io lo consiglio a voi: romanzo con la scorza dura e il cuore colorato. Leggetelo tutti.

lunedì 27 aprile 2015

Paco

Il mio cane doveva morire, gli spariamo, avevano detto, poi una famiglia l'ha salvato.
La famiglia però ha due bambini piccolissimi, non possiamo tenerlo, ha detto la madre, cerchiamo qualcuno a cui regalarlo. Così il loro cane è diventato il mio cane.

Il mio cane si chiama Paco, ma io avrei voluto chiamarlo Bingo.
La mattina usciamo per la passeggiata quando il mondo è ancora stanco, a Paco piace l'erba alta si tuffa e ci nuota dentro, annusa ogni ciuffo, se fosse per lui per fare tre metri ci vorrebbe mezz'ora

Il mio cane mi ha insegnato che c'è sempre qualcosa da distruggere.
Quando non trova le scarpe di Marco prende i miei libri e rosicchia gli angoli. Sbriciola i quaderni e i fazzoletti sporchi, qualche volta strappa il pelo ai porcellini d'india e si vede che è soddisfatto anche se lo sgrido.

Il mio cane quando scrivo si trasforma in gatto: sale sulle ginocchia, solo che è troppo grande, si appoggia con le zampe sul tavolo a guardare il computer così io non riesco a scrivere un bel niente.
Più delle persone gli piacciono i lobi delle persone. Li lecca piano ed è come se volesse sussurrare qualcosa all'orecchio di ciascuno. 
Ridono tutti.

Il mio cane si arrabbia quando non capisce i rumori: il gel per capelli che esce dal tubetto, l'aspirapolvere, la chiave che gira nella toppa. 

Quando esco a buttare la spazzatura lui mi aspetta davanti alla porta per saltare in alto quando rientro e fare festa come se avessimo vinto i mondiali. 
Lo saluto mettendomi a ballare, ritornare da qualcuno dovrebbe essere sempre così facile.