martedì 2 settembre 2014

Buone notizie

Sono tornata sana e salva dal viaggio alla Maddalena: prova aereo superata.
Convivere mi piace, anche se già teniamo una finestra sigillata perché sul vetro si è appiccicata una locusta e nessuno ha il coraggio di schiacciarla, Marco ha fatto gli incubi.
In dieci giorni dovrebbero installare sua divinità l'adsl: non sto pubblicando il pesce per mancanza di linea, non di voglia.
E per concludere in bellezza, il mio spettacolo Il ciclo debutterà a Milano il 6 e il 7 novembre all'Alta Luce Teatro per la rassegna 2014-2015. Ci saremo io, la bravissima Laura Serena e il registissimo Lorenzo Maragoni.
Siateci! Vi aspettiamo.


lunedì 11 agosto 2014

Partire

Ogni oggetto nuovo è da scartare. Taglio le scatole, apro le buste di cellophane, levo le etichette, sfaldo le unghie. Il pavimento si riempie di sporco, calpesto il nastro adesivo e lui per vendetta si incolla sotto le suole.
Rompo una tazzina. Tutte le cose hanno una consistenza, la fatica è dura e appiccicosa come le mie spalle quando sollevo il decimo scatolone. 
Puzzo di sudore, tolgo la maglietta.

Penso tanto, leggo poco.

Ho ricordato la storia di ogni libro che ho chiuso dentro un pacco -dove l'ho comprato, se ero felice- ho riempito diciassette scatoloni, ventinove anni, li ho sentiti per la prima volta.
Nei sacchi della spazzatura getto i biglietti dei concerti, gli auguri di natale e le medicine scadute.
Mi ripeto che infondo mica mi sto sposando, posso sempre tornare indietro.
Mia madre mi ha già detto che vorrebbe un nipotino, cinque volte in un paio di giorni. Le ho risposto che prima devo scrivere un romanzo.

Tengo le lettere e i diari, ci sono un mare di parole che mi hanno fatto capire meglio il mondo, monto comunque gli scaffali ikea nella maniera sbagliata, bestemmio un paio di volte e lascio il martello sul pavimento.

Quando pulisco lo specchio faccio uno spruzzo sopra il viso, così divento un soffione. Com'è che sono cresciuta e non mi sono accorta del tempo che mi attraversava, ogni inverno mi sembrava diverso e invece ero io che cambiavo gli occhi.

Ripenso a com'è stato essere un'adolescente magra, sempre chiusa dentro una stanza, alle amiche, ai nuovi fratelli, a quando l'amore era ad un bivio e tutte le direzioni mi parevano giuste.

Lasciare il mio materasso memory sarà una tragedia. Salgo in camera e strofino la spugna dentro i cassetti, c'è odore di liquirizia o forse di fumo.
Apro i balconi.
Fuori le pannocchie hanno un ciuffo biondo, sotto di me c'è un mare verde gonfio di agosto ed erba umida. Vorrei giocare a pallone e sbucciarmi le ginocchia col corpo che avevo da bambina.

Oggi sono ancora io, domani come saremo?

mercoledì 23 luglio 2014

Fuoco d'artificio

Mi prende la mano come fosse un'erbaccia da strappare dalla terra, mi dice, vieni, ti devo mostrare una cosa.
Cammina a testa bassa, con un cappellino rosso che gli ripara gli occhi dal sole, occhi liquidi e pieni di domande perché il mondo l'hanno visto poco.
Daniele ha i piedi piccoli e il passo svelto. 
Sono preoccupato, continua.
Per cosa? Gli chiedo.
Mi indica un gruppo di bambini accovacciati in cerchio in un angolo del cortile. Nessuno mi bada, mi unisco al gruppo ed è come se ci fossi sempre stata.
Prendi dell'acqua, mi ordinano, le lumache sono animali acquatici. 
Al centro c'è una chiocciola che striscia lasciando la bava. I bambini le mettono davanti il palmo per farle cambiare tragitto.
Lasciatela in pace, dico io.
E' la più fortunata, mi rispondono loro.

Si alzano all'improvviso e mi portano vicino alla pozzanghera, ci sono quattro chiocciole frantumate, il corpo molle luccica al sole e rattrappisce.
Stavamo facendo una corsa di lumache e questa è l'unica che ha vinto. Le altre le abbiamo uccise, mi spiegano.
Prendono la chiocciola e la posano sull'erba. Poi si avvicinano ai tentacoli e cominciano a gridare. Hanno voci che pungono, mi danno fastidio. 
Vogliamo capire se le lumache hanno le orecchie, ma ci sembra di no.
Prendo la bestiola e la infilo dentro la siepe. Andate a giocare a calcio e smettetela. 
Loro annuiscono e corrono a prendere i palloni. Solo Luca mi chiama stronza e mi pianta il muso.

Più tardi controllo che tutto vada bene. Daniele è in porta, para i colpi unendo gli avambracci, Giovanni tira con forza, il corpo si piega, il pallone si solleva e vola a rete. Qualcuno esulta, Giacomo sputa.
Sopra le montagne le nuvole si gonfiano, così anche il sole si inzuppa e l'aria diventa umida.
Arriva Luca si prepara davanti alla porta, è senza pallone, Daniele lo squadra.
Luca prende qualcosa dalla tasca, lo lancia in alto e brilla prima di ricadere. 
Quando capisco è già tardi.
Luca calcia la chiocciola che esplode e si sparpaglia, un fuoco d'artificio.
I bambini intorno ridono e applaudono. Due arrivano facendo la sirena dell'ambulanza.
Adesso abbiamo abbastanza lumache per costruire un cimitero, mi dicono. Cercane altre che intanto seppelliamo queste.

sabato 12 luglio 2014

Südtirol

Colazione a buffet.
Prendiamo: latte di capra, latte di soia, succo di mela, uova strapazzate, pancetta fritta, spek, pane nero, burro, marmellata di mirtilli, yogurt, melone, datteri, dei semini rossi non tanto buoni ma che fanno bene alla salute, brioches, caffè. Mangiamo tutto lasciando di stucco la coppia al tavolo a fianco, due trentenni che parlano tedesco, non sappiamo se austriaci o altoatesini, dettaglio fondamentale visto che ogni volta che ci controllano i piatti, e lo fanno spesso, Marco li insulta non tanto a bassa voce.

In Südtirol ci siamo arrivati dopo aver chiuso le chiavi della macchina dentro il bagagliaio, abbiamo dovuto chiamare l'elettrauto.

Durante il tragitto decidiamo di spezzare i tornanti con un caffè in una pensione in mezzo al bosco, un bosco di abeti scuri che riempie di tristezza solo a guardarlo. Vicino al bancone un vecchio senza denti gioca con una trottola, la fa girare dentro un quadrante di legno, deve colpire delle palline colorate e mandarle in una delle quattro buche agli angoli.
Ci serve una barista con le unghie colorate di azzurro, della stessa tinta di un fiore di panno che le ferma la coda. In mezzo al niente il brutto del mondo sembra ancora peggiore.

Il paese in cui soggiorniamo invece è sopra le nuvole. Le attraversiamo e poi le guardiamo dall'alto, sembrano le matasse di polvere sotto la mia libreria.
In albergo ci infiliamo l'accappatoio e lo togliamo solo per mettere la tuta o il pigiama, Marco si adatta subito al concetto di vacanza wellness, la pigrizia gli calza a pennello, soprattutto quando è in bagno. Se lui è in cova a me tocca farla nella toilette della reception, tanto sei una persona adattabile e io finisco la partita contro la Roma, mi dice.
Gli piacciono i videogiochi.

A cena il vino non è compreso.
I nostri vicini scelgono una bottiglia costosa, che centellinano e lasciano sul tavolo piena a metà.
Quando se ne vanno gli occhi di Marco smettono di guardarmi. Fatica a seguire quello che gli racconto, mi dice sempre di sì e fissa il cabernet abbandonato come fosse Claudia Schiffer.

Non osare gli dico.
Solo un bicchiere, cerca di convincermi.
Non mi convince.

Arriva il cameriere  per portarci via il piatto, è un uomo biondo con la mascella importante. Potrebbe fare il soldato o il pilota di aerei, invece ci informa che i dolci sono a buffet, siete tra gli ultimi, dovete controllare se è rimasto qualcosa.
Lo stiamo per ringraziare quando aggiunge.
Sapete, i nostri ospiti quando arrivano qui si comportano come se non mangiassero da mesi.
Ride.
E' cordiale.
Ma io mi sento la coscienza sporca, il sangue si raffredda e il respiro ha un tonfo. Penso al vino e alle nostre colazioni -forse più simili a pranzi di natale- e vorrei diventare una briciola di pane e sparire.
Arrossisco e rimango impalata al mio posto.
Marco invece si è già alzato.
Mi scusi, dice al cameriere, allora dobbiamo muoverci perché sa, noi siamo esattamente così.

E in effetti facciamo il doppio giro.

giovedì 3 luglio 2014

Autoproduzione creativa

Simone Tempia è un po' come Babbo Natale.
Esordiente ingegnoso, ha creato una collana editoriale per distribuire i suoi racconti. Grazie al grafico Giovanni Pallotta e alla collaborazione di numerosi illustratori ha realizzato degli e-book home made di ottima qualità.
Se gli si invia una mail a contemporaneoindispensabile@gmail.com chiedendo di leggere qualcosa, si viene subito accontentati: Simone spedisce gratuitamente a tutti quelli che lo desiderano uno dei suoi scritti, se il racconto piace se ne possono chiedere degli altri.
Io leggerò il quarto questa sera.
Simone ha una buona scrittura ancora perfezionabile, con ottime potenzialità. Idee brillanti e ritmo agile trasportano il lettore in racconti fantasiosi che a mio avviso sottendono riflessioni sottili.
La banca è il mio racconto preferito, ma non vi anticipo nulla.
E' bellissimo scrivergli ed aspettare che risponda, non si sa mai cosa si riceverà, un po' come la notte della vigilia.
Simone ha evitato di appoggiarsi a riviste letterarie o alle pubblicazioni on-line, ama i rapporti diretti, i click anonimi non gli interessano. Evvabbè, ci riescono tutti ad autoprodursi, penserete. E sì, ci riescono tutti, ma non così.
Ve lo riscrivo: contemporaneoindispensabile@gmail.com, datevi una mossa e madategli una mail.
Anche se sono un'accanita sostenitrice del detto tutti sono utili, nessuno è indispensabile Simone Tempia potrebbe fare la differenza colorando un'ora grigia.
E scusatemi se è poco.

martedì 1 luglio 2014

La biscia

Se dio vuole il peggio è passato.
Sono state giornate impegnative in cui mi sono dovuta scontrare con i poteri forti, per la prima volta nella mia vita. 
La censura e le informazioni da storpiare ogni mattina rendevano pesantissimo il pranzo al lavoro, fatto quasi sempre con lo stomaco pieno di pietre. 
Non potrò più credere neanche a Mentana.
Di sera ho dovuto scrivere, tanto. Credo sia pure uscito qualcosa di buono. 
Ho bisogno di una cioccolata calda, questo luglio mi sa troppo di ottobre e pozzanghere. 
Ho bisogno di scrivere per me, ma a trovare le storie ci vuole tempo. Per fortuna ci sono pensieri, con quelli arrivo fino alle nuvole, che oggi sono ammucchiate addosso ai monti quasi fosse venuto qualcuno a rastrellarle.
Una casa sulla collina ci aspetta.
La vita sta cambiando, io vortico nell'acqua e faccio la muta.

domenica 15 giugno 2014

La barba

Una donnina minuta entra in negozio tenendo un bambino per mano. E' il suo unico figlio, ha imparato a leggere prima di andare alle elementari. Si chiama Giovanni, gli piace comandare. Ordina a sua madre di sedersi su un fungo di plastica, poi si fionda nel reparto illustrati e sceglie i volumi più spessi, fatica a portarli ma vuole farlo da solo, sua madre lo aspetta mansueta.
L'ho vista qualche volta pedalare svelta su una graziella bianca, traballa per rimanere in sella quando deve poggiare il piede a terra prima che scatti il verde.
Quando la incrocio cerco di guardarla negli occhi, probabilmente pensa io sia una ragazza coraggiosa, invece è solo che lei ha la barba.
Dei peli robusti crescono sulle guance e sotto il mento, mi chiedo perché non se li levi, immagino sia una donna senza un marito.
Invece suo marito è un uomo magro, l'aspetta fuori dalla libreria tenendo un bassotto al guinzaglio.
Porto i colori e fogli bianchi. Li appoggio sul tavolino, Giovanni mi ordina subito di passargli il rosso.
Sua madre si scusa, è un bambino vivace - devi dire per favore - gli ricorda.
Lui non ci bada, prende il foglio e lo mette sul pavimento, gli pare che sulle mattonelle i visi gli vengano meno spigolosi.
Il bassotto abbaia contro chiunque entri in libreria, punta il naso verso il cielo, vorrebbe diventare più alto, magari più temibile; la donnina minuta decide che è ora di fare presto.
Riordina gli sgabelli, raccoglie i tappi e tutti i pennarelli, prende il figlio per mano. Se ne vanno con una sporta piena di libri che profumano di inchiostro.
Il disegno di Giovanni è un ritratto di famiglia, l'ha abbandonato vicino al battiscopa.
Lui sta al centro, suo padre e sua madre gli danno la mano. Dal viso di entrambi spuntano piccole linee sghembe, simili ai raggi del sole che ha disegnato sull'angolo in alto a sinistra.
Sorridono.
Raccolgo il foglio e lo appendo vicino al computer, lo guardo spesso perché mi mette allegria.
Sul mento del suo autoritratto Giovanni ha disegnato un trattino diritto, spavaldo, simile a quello dei suoi genitori.
La barba cresce a tutti quando si diventa adulti, uomo o donna non fa alcuna differenza, lui non vede l'ora.