lunedì 19 agosto 2013

Pausa pomeridiana

Fuori cade la neve, in ufficio il riscaldamento crea un microclima tropicale, la mattina ci tocca ingessare le ascelle col deodorante per non far puzzare i maglioni, che a fine giornata devono comunque fare un giro in lavatrice. Ciascuno ha il suo Mac sfacciatamente elegante, si battono i tasti con una certa goduria.

Io gli zingari li ucciderei tutti, anche molti extracomunitari. Ammazzerei gli stupratori, i pedofili e quelli che maltrattano i cani, ma anche gli animali in genere. Perché a me quella gente lì fa schifo.
Sono quasi le quattro e il capo attacca con la solita invettiva pomeridiana, che io mi rifiuto di prendere sul serio.

Ma va là, rispondo, cosa vuoi uccidere gli stranieri. I pedofili bisognerebbe evirarli, ma abbiamo la legge, per fortuna.

Il mio capo beve il caffè continuando a lavorare. Mi dice, cosa vuoi che faccia giustizia lo Stato, la legge non è mica uguale per tutti, in Italia sai quanto tempo passa prima che li sbattano in galera?!? Io, ad esempio, a casa ho tutte le mie pistole, se qualcuno mi fa incazzare, non ho nessun problema a sparargli. 

Mi sento a disagio, all'improvviso. Mi si gelano i piedi, il sangue e la lingua. E comincio a trovare più attraente l'idea di essere una lavoratrice instancabile e accondiscendente. Sempre.
Cado in un mutismo di convenienza. Il mio capo continua, cosa credi, anche quelli dell'ufficio di là hanno le pistole, è una cosa normale, ormai ce le hanno tutti. Vero? e chiama quelli nell'altra stanza che confermano con disinvoltura.

L'unica volta che ho fantasticato sul fatto di avere un bazuka è stato quando a un festival sperduto sono dovuta passare vicino a un gruppo di punkabbestie che avano slegato tutti i loro pitbull, i quali scorazzavano in branco, un tantino eccitati, saranno stati una decina. 

Per fortuna arriva il commerciale.
Antonio sa parlare solo di due argomenti: sesso o malattie. Invecchiando è diminuito il primo e sono aumentate le seconde, lui è diventato un ipocondriaco convinto.
Gli chiedo come stai  per smettere di pensare alle pistole e lui subito attacca:

Sto male, cosa vuoi, sono vecchio. Ho mal di schiena, per fortuna che ho il mio amico che mi fa tutte le lastre che voglio, così gli ho detto, fammi la lastra e se riesci prendimi un appuntamento per fare una tac, magari coi raggi non si vede bene se ho una metastasi. Vuoi farti una tac? Non farti problemi che trovo un posto anche per te. Tra l'altro, ho scaricato una nuova applicazione per l' i-Phone, così tengo monitorata la mia pressione e faccio le statistiche. Vuoi sapere la massima di ieri? Ho la pressione alta, Ilaria, son vecchio, ormai il ciccio non mi tira neanche più. Però se un giorno ti stanchi del tuo fidanzato chiamami e dimmi cià cià cià che corro a prenderti con la carrozza. Ma senti, sbaglio o per il ciclo prendi il Toradol in gocce? Perché il mio medico l'ultima volta non me l'ha mica prescritto, se mi vendi il tuo lo compro, quanto vuoi? 
Lo so, me lo dice anche il mio dottore che dovrei parlare con uno psicologo di questa cose delle malattie, ma Ilaria, te lo assicuro, la differenza tra me e un ipocondriaco è che io sto male davvero.

Fa la faccia da bambino, con gli occhi lucidi.

E allora sta attendo, gli dico, perché gira una malattia che si contrae mettendo il gel sui capelli, prima ti viene il prurito, poi ti riempi di bolle: ti gratti talmente tanto che ti scortichi il cuoio capelluto.
Lui mi guarda e mi chiede, veramente? Faccio un viso serissimo e gli rispondo certo, anche se mi sono inventata tutto e vorrei scoppiare a ridergli in faccia. 
In caso ho del cortisone, mi risponde.

Antonio, adesso esci che stiamo lavorando, gli intima il capo.

Lui va verso la porta, mi fa l'occhiolino e mi urla, ricordati la parola magica: cià cià cià!

Il mio capo mi guarda, Ilaria se ti dà fastidio fammelo sapere che in caso ci penso io. Mi si gela il sangue di nuovo, immagino il povero Antonio trapassato da diecimila di proiettili.
Non fa niente, sorrido.
Intanto Antonio chiude la porta con una mano, con l'altra si gratta la testa come un disperato.

4 commenti:

  1. Another yerk
    Ma quanti ce ne sono?!!
    Alona

    RispondiElimina
  2. caffèpaninosprizalbelvicino x quattro chiacchere d'estate10 settembre 2013 17:39

    CREDI LA LINGUA PUO' FERIRE PIU' DELLA PISTOLA!

    per quanto riguardan antonio..
    se non ci fosse dovremmo inventarlo!!

    RispondiElimina

Senza nome commentare è troppo facile! Dicci chi sei!