mercoledì 4 luglio 2012

Pancia

Si mangiava il pane imburrato quando alle quattro si saliva per la merenda, mia madre ci spalmava sopra il miele, questa fetta è mia perché sono arrivata prima. 
Tornavamo in giardino saltando gli scalini, di tre in tre, il più coraggioso- tutta la rampa - aveva quasi sempre le ginocchia sbucciate, lasciavamo tracce di dita come le lumache quando piove. 

Apro il frigo, c'è lo Jocca. Ne mangio due scatole, il più in fretta possibile. E quando Gesù prende Marcellino fra le braccia- era un film in bianco e nero che mia madre noleggiava in videoteca- mi sciolgo in una pioggia di lacrime e crampi. Indigestione.


Nella clinica il rumore dei passi sa di ossa che si spezzano. Si aspettava il proprio turno con lo stomaco pieno di rabbia, se ti bevi un litro d'acqua le fai credere di avere preso un chilo. 


Estate 2011. 
Sono ingrassato. 
Papà, ti ingozzi come un maiale, è ovvio. 
I ghiaccioli non fanno mica ingrassare. 
Quanti ne hai mangiati sta sera?
Tutta la scatola e ho ancora fame.


Dicembre casalingo, ci si scalda in una cantina tossica, sigaretta-erba-stufa, cinque uomini e il tabellone del Risiko. Datemi il bis e i carriarmati gialli. Perdo in fretta, attacco tutti, mi stanco subito. Decido che la guerra fredda, fatta di donne è parole pugnale, è molto più avventurosa.


I bucatini all'amatriciana li mangiavamo dalla padella quasi ogni mezzogiorno, quanta fame hai? Parecchia. Trecento? Trecenta. Si studia fino a sera. Amatriciana? L'abbiamo mangiata a pranzo. E' giovedì, in frigo non c'è altro. Quanta fame hai? Tanta. Poi usciamo? Magari ci si prende un gelato.


Estate 2012. Mio padre e la dieta dissociata -ha rubato le riviste a mia sorella- risucchia la pancia quando si guarda allo specchio. 
Ho la pancia piatta?


Anche il cervello.
















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