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lunedì 22 giugno 2015

Ultimi aggiornamenti

Lo prometto, a me stessa e a chi sono mancata: da venerdì torno a scrivere con regolarità anche qui. Questa è l'ultima settimana in salita, domani esami di letteratura e linguistica; giovedì fuochi d'artificio con storia e geografia. Incrociamo le dita.
Nel frattempo eccovi un piccolo racconto uscito oggi su Grafemi, sito letterario del buon Paolo Zardi. A presto!

mercoledì 4 dicembre 2013

Grammatica finlandese


Sono a casa con l'influenza intestinale, la prima di una lunga serie, probabilmente, come mi capita quando arriva la brutta stagione. 
Oltre a lamentarmi e a contorcermi sopra il wc, ci sono tre cose cui mi dedico quando sono malata, la tv, la lettura e la scrittura quando possibile. Proprio oggi è uscito su Scrittori Precari un pezzo molto interessante, che ora vorrei segnalarvi. Ve lo ricordate Paolo Zardi? Tempo fa avevo scritto un post che potete rileggere qui, gli avevo lanciato una sfida, mi piacerebbe che scrivessi un racconto felice, ipoteticamente inseribile nella tua ultima raccolta e soprattutto che non parli di malattia, sesso e morte.

[Pausa wc]

Dicevo, Paolo, con molta galanteria, ha accettato la sfida. E ha scritto Grammatica finlandese. Mi piacerebbe lo leggeste anche voi. Penso che il vecchio Zardi abbia prodotto un racconto interessante, dateci un'occhiata. Scoprirete un autore meno morboso e a mio avviso più complesso e sottile del solito.
Ho scelto la parola complesso perché la felicità sottesa al pezzo è un'aspettativa futura, che si preannuncia nell'ultima scena. Si lascia intravedere e non siamo sicuri che ci sia davvero. Almeno, questa è la sensazione che io ho avuto.

Ecco.
Credo che il bello di avere un blog sia anche questo, poter condividere impressioni e creare una catena di contenuti  nuovi, che coinvolgano persone che all'inizio neanche si credeva si sarebbero potute conoscere, attraverso le quali si hanno e si avranno, nuovi stimoli.

Ebbbravi noi.


sabato 24 settembre 2011

La confessione


Mercoledì prima di Natale: confessione. 

I preti si sistemavano in uno stanzone dell'oratorio senza riscaldamento, mettevano due sedie di legno una di fronte all'altra, si sedevano e aspettavano il primo coraggioso.

Io avevo le budella aggrovigliate. Non mi muovevo dalla panca. Stavo a fissare le confessioni degli altri cercando di cronometrare quanto tempo stessero a raccontare, parlavano tanto, troppo. Li ammiravo.

Io invece mi sentivo in colpa, ero una cattiva peccatrice, perché non avevo nulla da dire. 
Mi vergognavo di non aver peccato. Così davo una pacca sulla spalla alla mia vicina, ehi, tu cosa gli dici? Cercavo qualcosa da aggiungere che mi potesse dare un tono, un peso grave, un senso, per cui essere redenta.
Il sacerdote era custode di segreti, io non ne avevo neanche uno. 

Così tutte le volte decidevo di inventare.

- ho fatto la spia
- ho picchiato mia sorella
- ho detto parolacce a mia sorella
- ho rubato le collane di mia sorella
- ho detto a mia mamma che mia sorella  mi ha rubato le collane e lei l'ha messa in castigo.
- odio mia sorella

Mia sorella centrava sempre. Mi pareva  fosse l'unica persona che potesse dare credibilità alle mie bugie: tutti sanno che una sorella minore è una palla al piede, mi giustificava.
Raccontando tenevo gli occhi bassi, mi chiedevo cosa pensasse di me il sacerdote. E ogni volta mi stupivo, mi diceva, tutto qui? Allora arrossendo un poco concludevo:

-ultimamente, ho detto bugie.

Quell' "ultimamente" significava in realtà "in questi cinque minuti", perché nella vita vera io le bugie le evitavo.  Ma tanto il prete mica lo sapeva.

Sono stata assolta, tutte le volte.

E tutte le volte, uscendo, mi son sentita felice: non avevo fatto annoiare il prete.