giovedì 16 maggio 2013

Una scelta

Quando saremo tutti morti credo che entreremo nei libri di storia.
Non personalmente, intendiamoci. Parlo dell'Italia e della crisi che stiamo vivendo. Si andrà ad aggiungere all'elenco dei periodi bui: la fine dell'Impero Romano, l'alto Medioevo, il 1929, e in ultima il nostro Euroflop.
A mio avviso chi voglia far cultura, in qualsiasi termine, deve capire come assumere questo tempo per riuscire a trasformarlo in qualcosa di buono.
Me lo chiedo ogni giorno, quanto e in che modo io debba parlare esplicitamente di questo peggio che non ha mai fine.
Alcune delle persone che seguo scrivono molto meno, perché l'unica cosa di cui ritengono giusto parlare è il nostro presente, ma si accorgono che se la discussione è posta continuamente in termini di critica, diventa ossessione, autolimitando la scrittura stessa.
Certi altri invece continuano a postare notizie di attualità in Fb, le leggo volentieri, molte volte mi sono utili.
Io ho deciso di tenere tutto nel sottosuolo e continuare a costruire.  Perché penso che il bello possa in qualche modo essere salvifico. Credo che ti dia la possibilità di riconoscere il brutto, imparando a distruggerlo. Dal letame nascono i fiori, si cantava giustamente.

C'è una frase in Django, che racconta di come lo schiavo nero, nonostante tutte le mattine radesse sempre il padrone disarmato, non gli abbia mai tagliato la gola.
Io credo che uno dei compiti dell'intellettuale di oggi sia quello di ricordare a chi lo segue di avere un rasoio in mano.
E il mio è una specie di appello a tutti quelli che sanno di avere un seguito: usate bene le vostre parole, perché una parola  giusta potrebbe fare la differenza.
Che li facciate diventare barbieri o assassini, date a quelli che vi ascoltano  gli strumenti di cui hanno bisogno per poter scegliere. Evitate di produrre indifferenza.

Barba o gola, l'importante è che taglino bene.


martedì 7 maggio 2013

Un applauso

E' arrivato da un paio di mesi. Tarchiato, indossa gli occhiali qualche volta, tanto poi l'allenatore glieli fa rimettere nello zaino.
Diciassette anni non di più.
Quando facciamo il riscaldamento mi guarda dall'alto al basso perché sono l'unica femmina e faccio chiacchierare tutta la squadra.
Mi controlla anche se non so come si chiama, né mi interesserà saperlo. 
Spunta alle spalle finché sono al sacco, mi dice tieni le ginocchia più piegate, non vedi? Io lo faccio meglio.
Rimango sbigottita, la prima volta.

La seconda sono dentro il cerchio, come in Fight Club e devo combattere per mezzo minuto con con ciascuno dei compagni che formano il perimetro. I compagni sono trenta. Il combattimento dovrebbe servire come esercizio. Jab-destro, sinistro, destro- montante, gancio. Lui è l'unico che mi prende in faccia. 
Fatalità.
Un pugno sul naso fa un male cane.
E io mi irrito. 

Col mio amico tatuatore fa il sarcastico, se avessi meno tatuaggi, gli dice, forse combatteresti meglio.

Stateci lontani, ci raccomandano.
Io prendo le distanze.
E invece lui spunta all'improvviso come uno gnomo malefico, pronto a puntare il dito. Non rispondo. E lui continua. Sempre.
Potrebbe aver recitato la parte della puttana di Berlino in Million dollar baby, la carogna che ha fatto rompere la schiena a Hilary Swank, per intenderci.

E poi, poi arriva la sera del 15 aprile, il giorno in cui mi comunicano che l'agenzia pubblicitaria in cui lavoro non ha abbastanza soldi per farmi un contratto, ho lavorato gratis per 6 mesi.

Non hai mai pensato di fare la casalinga invece di venire a fare boxe con noi maschi?

La palestra si gela, tutti ci stanno ascoltando. 
Se lo attaccassi mi spaccherebbe il naso e visto che sono stagista da sempre, non avrei abbastanza soldi per aggiustarmelo bene.

Lo guardo negli occhi. E lui mi fa un ghigno.

Non ho alternative. Senza pensarci tanto gli sputo in faccia il paradenti che avevo in bocca.

Lui è pietrificato. Mi piace stare qua, gli rispondo. 
Gli altri cominciano ad applaudire. 
L'allenatore lo afferra per la maglietta e gli dice, adesso stai zitto e fai duecento flessioni davanti a tutti.

Nella vita ci vuole coraggio.



mercoledì 1 maggio 2013

Bestie rare

Ho infinita stima di Matteo B Bianchi, ha fatto tantissime cose fiche. Mi sembra nasca alla fine degli anni Sessanta a Milano, ma questo è un dettaglio wikipedico poco importante.
B Bianchi ha grande gusto, tutto quello che produce è curato, leggero e interessante.
L'ho scoperto una decina d'anni fa ascoltando Dispenser su radio2, il conduttore era Bordone, l'autore era lui.
Molto spesso il suo nome è avvicinato al pop. Io penso che sia una bestia rara, produce cultura nuova senza arroccarsi sulle vette dell'autocelebrazione, è aperto e poliedrico.
Ho sempre pensato che un talentuoso non debba necessariamente recitare la parte del talentuoso. Purtroppo molti intellettuali sono affetti da maledettismo cronico e a questa malattia si affezionano tantissimo.
Lui no, è pulito, bravo e simpatico. Ecco allora alcuni link per conoscerlo meglio, chissà che  a qualcuno di voi possa piacere!

Puntata 19 di Tourette, un'intervista dove si parla dello scrivere, in svariate sfaccettature.
'Tina, la sua rivista, contiene spesso bellissimi racconti. Questo aprile è uscito il nuovo numero.
L'erba cattiva e la collana Tracce di Indiana editore. L'erba cattiva è un romanzo divertente, pieno di musica e ben scritto. Lo sto divorando in questi giorni. Lorenzo, te lo consiglio! La collana Tracce è ovviamente diretta da B Bianchi.
Il suo blog, pieno di segnalazioni utili.
E in ultima le vecchie puntate di Dispenser, se qualcuno riuscisse a recuperare i podcast me lo faccia sapere, io non ci sono riuscita, me li ascolterei volentieri.






domenica 28 aprile 2013

La bugia

Alzati.
Quanto tempo è passato da quando hai sentito la voglia di scappare, hai infilato le scarpe da ginnastica e una maglietta scolorita e sei uscito in strada.
Un passo dopo l'altro, sempre più veloce, ti ritrovi ad alzare le ginocchia, il respiro si accorcia e ti trasformi in corpo- fiato, muscoli, sangue.

Ci siamo ritrovate a scoprire il suo segreto, che ci ha inghiottite all'improvviso. E' una storia triste che non potrà mai trasformarsi in aneddoto.
I pensieri soffocano il buon umore, corro e mi riempio di strada, alberi e fatica.

Tutte le mattine passo davanti al campo con i bersagli per il tiro con l'arco. Un padrone toglie il guinzaglio a un cane bianco e nero, lui si allontana baldanzoso per annusare il mondo il più possibile. 
Il padrone lo aspetta, il cane è pronto a rincasare.

La sua bugia ha trasformato i ricordi in parole di plastica.

Corro e mi trasformo in cane.

Quando non riesci a leggere nell'anima di qualcuno, cerca di andare via e poi ritorna.

Adesso andiamo lontano.

venerdì 19 aprile 2013

Marezzatura


Quando ti tirano un montante sul fegato ti spezzi e non respiri.
Ieri mattina mi piego ad angolo retto, non mi ha picchiato nessuno, purtroppo. Torno a casa dal lavoro.
Pronto soccorso.
La sala d'aspetto è piena di gente, a uno gocciola il dito. Gli spiegano che gli arti non hanno la precedenza, si sieda e stia buono. Sporca di sangue il pavimento.
Mi mettono in barella e mi fanno una flebo. Il dottore che mi visita ha il cinismo di Bob Kelso e la simpatia di Josef Mengele.
In sala d'attesa i pazienti bestemmiano in dialetto, in corsia i medici bestemmiano in italiano.
Devo fare i raggi e poi deve vedermi il chirurgo. Mi portano in diagnostica. La barella e il dolore spossante mi fanno addormentare in continuazione. Sogno che mi dondola un incisivo, mi sveglio prima di perderlo perché porta sfiga. Ci parcheggiano in corridoio e mi vengono in mente le pizze quando aspettano di essere infornate, fuori uno e dentro l'altra.
I vecchi spariscono dentro le lenzuola bianche, mi fanno tenerezza.
Arriva il momento del chirurgo. Un chirurgo te lo aspetti con gli occhiali e con la barba.
E invece arriva un ragazzo con le orecchie a sventola e il viso di bambino con un assistente al seguito. Giovani. Un pelino troppo. 
Leggo la targhetta. Specializzando.
Ora.
Anni di Scrubs mi hanno fatto passare dopo pranzi bellissimi, ma adesso a guardali mi vengono in mente Turk e il dottor Dorian o Tom e Jerry. 
Li temo e prego nell'autenticità loro vocazione.
Ho i globuli bianchi alti.
Mi mandano a fare l'ecografia. Entra un medico bellissimo e penso a Erika, adesso che è single dovrebbe farsi un giro all'ospedale. Intanto sono le sei. Mi mandano in codice giallo. L'infermiera mi dice, adesso ti faccio un'altra flebo.
Si può sapere cos'ho? E quella ridendo mi dice.

Abbondante marezzatura fecale.

Mia sorella scoppia a ridere e comincia a scrivere messaggi a mio padre, a Marco, a mio cognato. Io chiedo, è sicura di non aver sbagliato cartella? In genere faccio tantissima cacca, non posso essere io. 
Tutti i miei amici potrebbero confermarglielo.
L'infermiera se la ride. Probabilmente ha fatto una colica. Le faccio la flebo di purgante.
Arrivano Marco e cognato. Ilaria, mi dicono, sei piena di merda.
A me sembra impossibile. Torno a casa la sera, sfinita. Anche mio padre guarda le analisi, è perplesso.
E sta mattina di nuovo i controlli. Ho una punta in basso sul fianco destro. Il chirurgo di oggi è una donna, lotta per trovare un  posto letto al poveretto prima di me, con una peritonite acuta. Mi visita.
E mi dice: per fortuna è solo una appendicopatia, che se era appendicite non sapevamo dove piazzarla. Si tenga controllata che se il male ritorna operiamo anche lei...da qualche parte, insomma.

Da qualche parte. Proprio.

Penso all'abbondante marezzatura fecale e adesso che il mio dolore ha guadagnato in credibilità, forse avrei preferito essere solo piena di cacca.




martedì 16 aprile 2013

Rivoluzione

Non so se arriverà in una giornata di pioggia o in una di quelle col cielo lucido, come domenica, quando si annusava il mondo azzurro profumato d'erba pulita, facendo colazione sulle colline di Montepulciano.

Mi hanno detto sei troppo brava, quindi ti avvisiamo per tempo, l'economia va male, non sappiamo se potremo tenerti, finito lo stage. Guardati intorno.

Intorno vedo gente perbene chiedersi cosa stia accadendo, le lauree servono solo ad abbellire pareti spoglie, gli uffici vomitano disoccupati e poi muoiono.

Dentro il mio stomaco è scoppiata una bomba, mi aggrappo alla scrittura che è sempre stata l'unica certezza. 

Sventola una bandiera nera.

Quante persone dovranno esplodere perché la terra torni ad essere una pagina bianca?

giovedì 11 aprile 2013

Capelli

Quando Marco beve si spettina.

Arriviamo al Bukowski verso le quattro, ci prendiamo gli sgabelli davanti al bancone.
Primo giro.
Ci si racconta le novità della settimana, cosa hai fatto sabato sera, come va al lavoro, che cazzo combinano in parlamento. 
Dietro il bancone sono appiccicate banconote e cartoline di paesi lontani, dietro di me un centinaio di biglietti, tutti concerti.
La prima volta che ho preso una Guinness ho pensato avesse lo stesso sapore del cerume.

Lui è placido, nonostante sia l'ultimo giorno. Al secondo giro gli chiedo, li tagli davvero? e lui mi fa sì con la testa. Inizia il check sound. Si ride di più perché ci si sente di meno, troppi discorsi sarebbero lasciati a metà, le battute arrivano prima.
Quanti anni portano dentro dei rasta così lunghi? 
I miei erano capelli amari.

Al terzo giro gli occhi si lucidano e quasi quasi ti do un bacio. Siamo stipati uno vicino all'altra, tienimi la giacca finché vado in bagno. M'insinuo fra la gente come il serpente che nuota dentro l'erba alta. Per non sbagliare saluto anche chi non ho mai visto.
Faccio pipì appollaiata sul water, tocco le scritte incise su muro arancione ed come leggere i tatuaggi sul corpo di un amico.

Alla quarta Guinness anche il tuo sangue ha lo stesso sapore della birra, è finita un'epoca mi dici.
Siamo così tanti che l'aria sa di respiro usato.
E penso alle madri che hanno cominciato a morire e ai bambini che stanno per arrivare.
E' finita un epoca ti rispondo.

Alla quinta pinta il gel non riesce più a trattenere l'erezione, i capelli di Marco si sono alzati in piedi a e ciascuno rincorre un pensiero.
Andiamo a casa.

Ed è come l'ultimo giorno di liceo.

Dove berremo domani?