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domenica 7 settembre 2014

Luce

Sotto la finestra si aggrovigliano i rovi. L'erba cresce a ciuffi cercando di farsi largo e trovare un varco, nessuno ha colto le more che sono rimaste ad aspettare sotto la pioggia diventando sempre più scure. Più in alto, intorno al fico, ronzano i calabroni. Si aggrappano ai frutti maturi che pendono dai rami stanchi, la vite si è attorcigliata all'albero e lo stringe.
Dietro le piante iniziano i campi, c'è profumo di fieno, starnutisco un paio di volte. Poggio la tazza dentro il lavello, sento tre spari uno dietro l'altro: si cacciano gli uccelli, è cominciato l'autunno.

L'unico cane che non siamo riusciti a tenere si chiamava Luce, le piaceva scappare.
Era un setter bianco e nero, il corpo affusolato le serviva per correre veloce in mezzo ai prati, saltava il cancello, attraversava la strada e poi via, correva verso il bosco e poi ci entrava, si tuffava dentro i cespugli e in mezzo al fiume, senza fermarsi. 
Noi provavamo a starle dietro.
Io e Serena la seguivamo col fiato grosso e le scarpe sporche, è così che abbiamo imparato a fischiare con le dita, gridavamo Luce, e lei ritornava per finta, si faceva vedere e spariva di nuovo, come fosse stato nascondino.

Le piacevano soprattutto i tacchi e i cellulari.
Quando riuscivamo a farla rimanere in casa fingeva di dormire, solo quando era sicura che nessuno la stesse guardando strisciava in una delle nostre camere e prendeva il primo telefono che trovava su un comodino.
Rosicchiava lo schermo, la tastiera e tutto quello che sapeva di plastica. Come i telecomandi, i tablet, le punte delle mie ballerine rosse o il primo smartphone di mio padre.

Del giorno in cui abbiamo dovuto restituirla mi ricordo solo che abbiamo pianto tutti. Né i guinzagli né gli educatori erano riusciti a risolvere il problema: è affetta da randagismo, ci avevano detto i veterinari, non ci potete fare niente.

Di Luce nessuno parla più perché una storia triste. 

Credo che qui le sarebbe piaciuto e adesso che è arrivato l'autunno vorrei vederla tornare, all'improvviso. Sfrecciare in mezzo all'erba tagliata e impigliarsi dentro i rovi pieni di more, ad aspettare che apra la porta per asciugarle le zampe, piene di mondo.


domenica 28 aprile 2013

La bugia

Alzati.
Quanto tempo è passato da quando hai sentito la voglia di scappare, hai infilato le scarpe da ginnastica e una maglietta scolorita e sei uscito in strada.
Un passo dopo l'altro, sempre più veloce, ti ritrovi ad alzare le ginocchia, il respiro si accorcia e ti trasformi in corpo- fiato, muscoli, sangue.

Ci siamo ritrovate a scoprire il suo segreto, che ci ha inghiottite all'improvviso. E' una storia triste che non potrà mai trasformarsi in aneddoto.
I pensieri soffocano il buon umore, corro e mi riempio di strada, alberi e fatica.

Tutte le mattine passo davanti al campo con i bersagli per il tiro con l'arco. Un padrone toglie il guinzaglio a un cane bianco e nero, lui si allontana baldanzoso per annusare il mondo il più possibile. 
Il padrone lo aspetta, il cane è pronto a rincasare.

La sua bugia ha trasformato i ricordi in parole di plastica.

Corro e mi trasformo in cane.

Quando non riesci a leggere nell'anima di qualcuno, cerca di andare via e poi ritorna.

Adesso andiamo lontano.

giovedì 14 febbraio 2013

San Valentino

Entra un uomo col naso prominente, come la pancia.
Le dicono, occupatene tu, questo è slavo.  

Dice, vorrei inserire una pubblicità sul vostro giornale, mi potete aiutare? 
Lei gli risponde, certo, ha un negozio o un'azienda?
No, sono un uomo solo. Da un anno e mezzo.
Allora deve scrivere un annuncio matrimoniale. 

Lei lo guarda e pensa che non avrebbe dovuto aprirgli.

Sì, mi può aiutare? Perché adesso mi sono rimasti solo un cane e 76 anni,  invece avrei bisogno di carezze.
Lei lo guarda e dice va bene, adesso l'annuncio lo scriviamo insieme.

Lui le spiega che alla sua cagna racconta tante cose, tutti i giorni, ma che lei non gli risponde mai.