Visualizzazione post con etichetta vajngerl. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vajngerl. Mostra tutti i post

lunedì 24 agosto 2015

Cosa rimane

La Maremma mi si attorciglia ai capelli e li aggroviglia: all'inizio sono gli aghi di pino portati dal vento, poi è il sale impastato con l'aria di finestrino a renderli selvatici. La sera facciamo la doccia in una vecchia vasca da bagno, siamo in quattro e l'acqua deve bastare per tutti, io canto a squarciagola, la sabbia scivola dalla schiena e si infila tra le dita dei piedi.

C'è un cavallo che si chiama Cortese che la notte viene a pascolare sotto le nostre finestre, pensiamo siano i cinghiali, facciamo finta di avere paura, come quando da bambini credevamo che le ombre potessero uscire dai muri. 
Ricomincio a dormire facendo sogni che riesco a ricordare, la mattina a colazione li racconto a tutti e mi verso il caffè bollente sul braccio -vicino al polso ho ancora una bolla viola, a forma di cuore.

Dentro il cielo nuotano uccelli neri, le colline piene d'estate sono diventate deserto: noi ci infiliamo dentro a tutto quel giallo e ci togliamo dagli occhi le preoccupazioni che facevano sentire anche ai vicini le nostre voci. Percorriamo strade tortuose senza incontrare nessuno, lasciamo le vecchie abitudini e siamo solo presente.
Cosa rimane se tolgo tutto quello che non serve? 

Ho sempre voglia di scrivere. 

Dentro le vetrine gli oggetti invecchiano, sbiaditi dal sole. Io mi scurisco e sulla fronte compare una macchia a forma di America. Percorro le coste con il dito quando mi spalmo la crema a fine giornata.
Sotto le lenzuola leggo libri bellissimi.

sabato 7 settembre 2013

Dobrodošli nazaj

Arriviamo al cimitero a metà pomeriggio. I cani. Il paese non ha i cancelli, ogni casa è guardata da un pastore tedesco che controlla la strada, l'unica, che perfora il centro e attraversa il bosco.
I camion la percorrono uno dietro l'altro, fanno rotolare le ruote sempre più veloci, quasi non restasse più tempo da vivere e ogni minuto perso fosse seppellito per sempre. Mi chiedo come facciano a non sbandare.

Arriviamo al cimitero sulla sommità di una collina verde, sull'entrata c'è scritto Koncana pot je tvoja tu kraj miru je in pokoja, io non so cosa voglia dire, così faccio una foto. Cerchiamo una tomba senza sapere bene dove trovarla, le lapidi sono più dei tetti che da qui riusciamo a contare uno ad uno guardandoli dall'alto.

Camminiamo con lentezza, sperando di aver scelto il sentiero giusto.

E poi capita che io legga il mio cognome su una tomba di marmo col ventre spaccato, una crepa la percorre e l'afferra, quasi la terra volesse ingoiare anche la pietra perché i corpi non l'hanno saziata abbastanza. Mi avvicino a guardare meglio, la pelle è percorsa da un brivido che raddrizza tutti i peli e fa correre il cuore.

I miei bisnonni sono nati uno dopo l'altra e allo stesso modo sono morti. Dopo la seconda guerra mondiale mio nonno non era più tornato. Di lui ci rimangono cartoline senza grammatica e pochi ricordi che mio padre lascia volentieri morire nei pensieri.

Ho preso un sasso che ho portato da casa e l'ho posato sotto i loro nomi, i fiori non sarebbero durati abbastanza. 

Koncana pot je tvoja tu kraj miru je in pokoja, ho cercato la traduzione su google è la fine del percorso questo è luogo di pace e di riposo.

Lasciamo il cimitero. Al mio cuore sono cresciute le radici, fiorisce ogni volta che ti dico come mi chiamo.