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venerdì 12 febbraio 2016

Ostaggi

Lei pulisce tutto. Lui non pulisce niente perché sua moglie è meglio di tutte le donne di servizio messe insieme, lui non saprebbe fare di meglio in più è gratis.
Li ospitiamo in una casina in mezzo al bosco, abbiamo lavato le tende e messo le lenzuola ricamate.
Quando arrivano parcheggiano la macchina vicino all'orto, trascinano le valigie nella cameretta dei bambini, uniscono i letti, tolgono le nostre lenzuola nuove perché le loro lo sono di più. 
Ci impiegano tutto il pomeriggio a sistemarsi.
Lei disinfetta il bagno con la candeggina, gratta i lavandini, strofina le piastrelle. Lui appende i vestiti dentro l'armadio, ordinatamente. Poi chiude i balconi e si mette a dormire.

Il giorno dopo in cielo ci sono le nuvole. Loro si svegliano presto, li sentiamo aprire i cassetti della cucina, forse per cercare i cucchiaini. Quando ci alziamo li troviamo già vestiti. Hanno svuotato l'armadietto delle stoviglie e hanno lavato ogni cosa, c'è profumo di limone in tutta la stanza.
Non sappiamo cosa dire, li ringraziamo per nascondere il nostro imbarazzo, ci dispiace non avere offerto loro qualcosa di perfetto. 
Quando lei esce in giardino sbuffa contro il cielo. Che orrore, con la pioggia, dice solo.
Guardo gli alberi luccicanti e l'erba inzuppata. L'odore di muschio si mescola a quello dei pini, sarebbe bello giocare a nascondino, oppure a rincorrerci.
Le chiedo se abbia voglia di fare una passeggiata, lei mi dice che molto probabilmente si infangherebbe le scarpe, così guarda la tv fino a ora di cena, Pomeriggio Cinque con Barbara d'Urso.

La sera ci stringiamo intorno al tavolo, fingendo di essere interessati a vite che non sono le nostre. Beviamo due litri di birra per aiutarci ad avere pazienza, lei ha serrato tutti i balconi perché vedere la notte le fa paura, intorno non ci sono i lampioni e sente troppi rumori di cui non riesce a capire la provenienza. Chiude la porta a chiave appena il sole tramonta. Le chiedo se non possiamo lasciare aperto almeno uno spiraglio, perché ci sono le lucciole vicino all'orto, sarebbe bello lasciarle entrare in salotto insieme al buio.
Mi risponde che neanche per sogno, potrebbero arrivare i lupi e saremmo tutti morti nel giro di cinque minuti.

Passiamo le vacanze sperando che finiscano in fretta e con loro un'amicizia che forse era stata più un malinteso, scusateci per l'equivoco - si sbaglia con gli orari, figurarsi con le persone - niente di personale, eh, però a mai più.

lunedì 24 agosto 2015

Cosa rimane

La Maremma mi si attorciglia ai capelli e li aggroviglia: all'inizio sono gli aghi di pino portati dal vento, poi è il sale impastato con l'aria di finestrino a renderli selvatici. La sera facciamo la doccia in una vecchia vasca da bagno, siamo in quattro e l'acqua deve bastare per tutti, io canto a squarciagola, la sabbia scivola dalla schiena e si infila tra le dita dei piedi.

C'è un cavallo che si chiama Cortese che la notte viene a pascolare sotto le nostre finestre, pensiamo siano i cinghiali, facciamo finta di avere paura, come quando da bambini credevamo che le ombre potessero uscire dai muri. 
Ricomincio a dormire facendo sogni che riesco a ricordare, la mattina a colazione li racconto a tutti e mi verso il caffè bollente sul braccio -vicino al polso ho ancora una bolla viola, a forma di cuore.

Dentro il cielo nuotano uccelli neri, le colline piene d'estate sono diventate deserto: noi ci infiliamo dentro a tutto quel giallo e ci togliamo dagli occhi le preoccupazioni che facevano sentire anche ai vicini le nostre voci. Percorriamo strade tortuose senza incontrare nessuno, lasciamo le vecchie abitudini e siamo solo presente.
Cosa rimane se tolgo tutto quello che non serve? 

Ho sempre voglia di scrivere. 

Dentro le vetrine gli oggetti invecchiano, sbiaditi dal sole. Io mi scurisco e sulla fronte compare una macchia a forma di America. Percorro le coste con il dito quando mi spalmo la crema a fine giornata.
Sotto le lenzuola leggo libri bellissimi.