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martedì 1 luglio 2014

La biscia

Se dio vuole il peggio è passato.
Sono state giornate impegnative in cui mi sono dovuta scontrare con i poteri forti, per la prima volta nella mia vita. 
La censura e le informazioni da storpiare ogni mattina rendevano pesantissimo il pranzo al lavoro, fatto quasi sempre con lo stomaco pieno di pietre. 
Non potrò più credere neanche a Mentana.
Di sera ho dovuto scrivere, tanto. Credo sia pure uscito qualcosa di buono. 
Ho bisogno di una cioccolata calda, questo luglio mi sa troppo di ottobre e pozzanghere. 
Ho bisogno di scrivere per me, ma a trovare le storie ci vuole tempo. Per fortuna ci sono pensieri, con quelli arrivo fino alle nuvole, che oggi sono ammucchiate addosso ai monti quasi fosse venuto qualcuno a rastrellarle.
Una casa sulla collina ci aspetta.
La vita sta cambiando, io vortico nell'acqua e faccio la muta.

lunedì 2 giugno 2014

L'eccezione

Il colore delle pareti è simile al colore dei fogli, che è simile al colore delle scrivanie, che è simile al colore dei visi alle otto e trenta: bianco pozzanghera, gli ottimisti lo cancellano col fondotinta o con i week end al mare, ricompare ostinato ogni lunedì mattina.
Percorro un parco pieno di pini e mi piacerebbe essere un merlo, o la pigna sul ramo più alto per guardare la gente dall'alto e godermi il sole, o uno di quei temporali che in questi giorni sconvolgono il cielo.
E invece no.
Arrivo con gli occhiali da sole e il cuore in gabbia.

Perché vuoi continuare a scrivere? Mi ha chiesto mia madre. Nella vita dovresti imparare ad accontentarti.

Salgo in ufficio dando le spalle alla finestra. Il computer ha la stessa faccia di sempre, se fosse un marito mi sarei trovata un amante. Verso le undici ho bisogno di un caffè per continuare a sopportarlo, scendo le scale e attraverso il giardino.

C'è una donna che sta aspettando la sua cioccolata, ha la schiena curva e la testa incassata dentro il tronco. Le mani le tremano leggermente, tiene le dita distese. Mi ricorda quei fantasmi che infestavano i castelli quando leggevo le fiabe, se ne va camminando leggera, quasi sospesa.

Qualcuno urla il mio nome all'improvviso.

Seduti vicino alla siepe due uomini mi fanno cenno di raggiungerli.
Oscar mi aveva detto che lui i nomi delle persone li dimentica subito, invece gli piace solo essere bugiardo.

Anche se sei laureata abbiamo deciso di darti del tu, mi informa, e gli dico che non c'è problema, mi ritorna il buonumore.

Il suo compare ha la parte destra del corpo paralizzata, mi sorride con la sinistra.
Mi chiede di scendere a fumare un po' più spesso, io gli spiego che non fumo.
Neanche io, mi risponde. Ma è bello fare finta e prendere una boccata d'aria fresca.

La sua faccia sbilenca è simile ai disegni dei bambini senza contorni, alle biciclette che cigolano, agli errori di ortografia. Mi ricorda quando credevo che tutte le parole belle avessero una doppia: mamma, giallo, latte, gatto.

Non avrò mai una moglie, mi dice, ma sai a nascere eccezione la vita non è così male.

Farfuglia e incespica un poco. Me ne vado salutandolo con la mano, pensando che eccezione andrebbe scritta con due zeta, come tutte le cose belle che mi fanno sentire viva.

domenica 18 novembre 2012

Buona domenica

Cari amici. 
Ce l'ho fatta!
Il famoso progetto che mi teneva impegnata, sono riuscita a concluderlo. Credo di aver scritto qualcosa di buono. Anche di importante, spero.

Adesso tocca agli Amor Vacui, faranno camminare le mie parole.

Incrociamo le dita, anche quelle dei piedi!