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mercoledì 7 agosto 2013

Bucolico ma non troppo

Ho macchiato irrimediabilmente il fornello di mio padre, perché per pulirlo ho usato il Cillit Bang per il bagno e non è stata una buona idea.
In camera incastriamo due materassi per costruire un matrimoniale, passano i giorni e ci seppelliamo sotto i vestiti sporchi. Il lenzuolo sempre più attorcigliato cerca di tener ferme le gambe che la notte continuano a muoversi per il troppo caldo. La mattina ci troviamo prigionieri, mi divincolo e ti salgo sulla schiena, per farti da trapunta e darti il mio buongiorno spavaldo. Ho perso gli occhiali da vista, spero di non calpestarli e di trovarli prima o poi, per una settimana posso rimanere ignorante.
Intanto agosto ci ammolla la vita, preferiamo i ghiaccioli al limone, l'amaca e i piedi scalzi. Mi obblighi a lavarli più del necessario, hai trascorso poche giornate selvatiche e mi dispiace che tu sia allergico alla campagna e le braccia ti si ricoprano di bolle, prendi l'antistaminico, ti chiedo.
Tu non lo prendi neanche morto, se ci sposeremo non abiterò mai in questa casa, mi rispondi. Io ti vorrei sposare un po' meno, ti pizzico l'interno coscia sperando di farti male e ben ti sta.
La domenica si sale in montagna, festeggiamo il diploma di mia sorella al fresco, che poi tanto fresco non era visto che quando siamo tornati a valle avevamo la maglietta tatuata addosso, come i muratori. In baita non c'è il bagno, ma un ovile con cento capre. Scopro che le capre hanno le pupille rettangolari. Giochiamo a rugby in un campo pieno di ortiche, non riesco a far girare bene il pallone e mi pungo dappertutto. 
La sera guardiamo su You Tube i dementi che piangono la condanna di un'ex presidente e per addormentarmi penso alla giustizia, troppo precaria in questi giorni, anche lei avrebbe bisogno di un contratto a tempo indeterminato. Mi viene in mente mia madre quando io e Serena eravamo bambine e si doveva spartire un dolce che entrambe volevamo mangiare.
Mia madre ci dava un coltello, una divide, l'altra sceglie. La odiavo. In questo modo chi faceva le parti doveva essere equa il più possibile in modo da trarre il massimo beneficio. La giustizia ci era necessaria, dovrebbe essere così per tutti, credo.
Ogni sera innaffio il giardino, l'aneto è pieno di coccinelle e quasi quasi mi piacciono gli insetti. Ci beviamo una birra in compagnia, hai sentito della nuvola di locuste? Non ne sapevo niente, accendo la televisione, lo dicono anche al tg regionale. Sono arrivate a Vicenza.
Riconsidero la tua proposta di vita in mezzo all'asfalto che improvvisamente mi pare romanticamente sicura, vado a prendere le ciabatte, chiudo le porte, abbasso le zanzariere e per un po' torno a fare la civile.

martedì 2 ottobre 2012

Cedils

Leggi anche Cedils,parte seconda

Cari amici.

Questo settembre l'ho passato a studiare, forse e per la prima volta, qualcosa che potrà tornarmi effettivamente utile. Sono stata a Venezia e ho seguito il corso Cedils, propedeutico all'omonimo esame.
Adesso vi spiego cos'è.

Il Cedils è una certificazione per la didattica dell'italiano a stranieri. In pratica è un certificato che possono prendere i laureati in lettere o gli insegnanti di ruolo per attestare competenze didattiche specifiche. E' un esamone bello tosto, cinque ore di scritto come alla maturità.

Veniamo al ridicolo della faccenda.

Il Cedils in Italia ha mero valore culturale. All'estero è un titolo richiesto e riconosciuto.
In pratica, nonostante la fatica, in Italia continua a valere di più la carta igienica, il certificato è un plus che non ti abilita. Fuori invece può aiutarti concretamente a trovare un lavoro serio.
Alcuni compagni di corso abitavano già in Spagna, in Germania, in Polonia ed erano tornati temporaneamente proprio perché all'estero lo volevano assolutamente.

E ancora.

In ciascuno stato Europeo c'è un solo ente (Spagna-Cervantes, Germania-Goethe ecc.) per l'attestazione delle competenze linguistiche relative alla lingua dello specifico paese.
In Italia regna il caos. 
Strano.
Per quanto riguarda l'Italiano per stranieri se vai a Siena c'è l'Itals, a Venezia il Cedils, a Roma il Cestim e a Perugia qualcos'altro. Sicché ci si trova costretti a confrontare programmi, prezzi, uno cerca di destreggiarsi in equivalenze con il terrore di fare la scelta sbagliata.

Ho cominciato a spedire curricola in Belgio. Perché una mia parente aspetta un bambino e per la prima volta mi sono ritrovata a pensare che un figlio non vorrei farlo nascere qui. Chi ce lo fa fare?

Ho scoperto che per un periodo mio nonno è stato apolide.
Ricordati che certe cose ti rimangono nel sangue, vai via, mi ha detto un amico.

I pesci volanti quando l'acqua del mare marcisce, devono imparare a stare a galla sulle nuvole.

Leggi anche Cedils,parte seconda









martedì 20 dicembre 2011

Ai miei erotolettori

Scorrendo le pagine di controllo del blog è bello constatare che una parte dei miei lettori arrivi al Pesce Volante grazie al post "Pornosociologia".

A voi che cercavate "giovani ragazze porche", "barzellette porno", "giovani + rocco siffredi"  e che siete incappati in un blog senza pretese un allegro ringraziamento, la lussuria pare abbia giovato alla narrazione.
Forse a voi, un po' meno.

mercoledì 2 novembre 2011

Perla di saggezza n°2

Scoperto il movimento "contro il razzismo verso i giovani padani", il pesce volante ha deciso che da oggi in poi cagherà dall'alto prendendo la mira.

sabato 8 ottobre 2011

Il pesce volante.

Aspetto che arrivi il nostro tempo, e nell'attesa si consumano ore- ore lunghe più degli anni. E mi ingarbuglio in pensieri inutili, inciampo e mi imprigiono.
I tempi complementari aumentano la distanza, che io so colmare solo con la malinconia. Vorrei assomigliarti e ricucire le divergenze con la leggerezza, ma stiamo imparando insieme a bilanciare i pieni e i vuoti.

Sono il pesce volante e tu il gabbiano. Dimmi come posso fare per spiccare il volo. 
Che io a guardarti dal mare mi sento affogare.