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martedì 7 aprile 2015

Il dolore

Come ogni aprile che si rispetti prendo una bella influenza intestinale e mi terrorizzo. A consolarmi ci pensa mia madre. Mi dice le cose che allontanano i cattivi pensieri, che mi crollano addosso con un attacco di ipocondria che mi riporta alle scenette che facevo quando avevo la veneranda età di anni due.

Per la cronaca: finché scrivo sto sgranocchiando le gocciole, forse a chiamarla influenza intestinale ho un tantino esagerato. Ma ho letto un libro che mi ha scombussolata tutta, vuoi lo stress, vuoi il cambio di stagione, vuoi che Marco Peano ha aperto uno squarcio all'improvviso, faticoso da ricucire subito.

L'invenzione della madre è un romanzo che parla di cancro.
Non ricordo di aver mai letto niente di simile, perché in genere la morte nuda, raccontata senza finzioni si evita anche nei libri. 
Un figlio e un marito assistono l'unica donna di casa. Una metastasi la costringe a letto, perde coscienza a poco a poco, fino a spegnersi un giorno di gennaio. Mattia, il protagonista, è un ventiseienne come tanti, lavora in una videoteca, ha una ragazza a cui vuole bene ma che non ama, gli piace il cinema.
Si prende cura di sua madre ogni giorno, parla coi medici, cambia i pannoloni, somministra la morfina, fa tutto quello a cui il cancro costringe, il tumore di sua madre presto diventa la sua vita.

Peano ha una scrittura asciutta che racconta senza retorica il dramma quotidiano di chi si prepara a lasciare qualcuno per sempre. Lacerante e bellissimo il romanzo autobiografico è estremamente concreto: non si prova empatia perché si raccontano dei sentimenti, ma si provano sensazioni forti perché la minuzia della narrazione ricostruisce alla perfezione intorno al lettore il mondo di Mattia, la fatica e il dolore.

Cosa farei io se fossi al suo posto? Come affronterò la morte dei miei cari -nella mia famiglia di cancro sono morti praticamente tutti- come riuscirò a vivere la mia fine e la fine del mio mondo, salutando gli amici che se ne vanno?

Me lo sono chiesta spesso in questi giorni, e la mattina appena sveglia mi è mancato il respiro. L'invenzione della madre è un libro che dà vertigini. E' una lettura difficile, da affrontare un po' alla volta finché le cose vanno bene. E quando andranno male, pazienza.

giovedì 6 marzo 2014

San Tommaso

Vengo a scoprire George Saunders lo scorso mese. Avevo letto un'intervista su inutile (una delle poche uscite in Italia) e Matteo Scandolin me l'aveva consigliato. Quando qualcuno mi parla troppo bene di qualcosa lo sospetto a priori, anche se è il mio amico più fidato a farlo. Così vado in libreria e compro Dieci dicembre, una raccolta di racconti edita da Minimum Fax con una bella copertina azzurra.

Dunque.
Consiglio a tutti di cominciare a leggere Dieci dicembre dal secondo racconto, il primo potrebbe demoralizzarvi e sarebbe un peccato. Saltatelo senza sensi di colpa, tanto potrete comunque ritornarci alla fine. E mi capirete.

Le recensioni che riguardano i lavori di Saunders spesso contengono la parola gentilezza, che è un termine desueto, soprattutto ai nostri tempi, divenuto celebre dopo un discorso dell'autore agli studenti della Syracuse University.
Ora.
La prima parola a me viene in mente pensando a Saunders è libertà, mi sembra molto più pertinente. Oppure pazzia.
I racconti che riesce a scrivere hanno una potenza bizzarra, rara, che non dev'essere capita razionalmente, ma che viene assimilata empaticamente, comincia a scorrere nel sangue e ti si insinua fin dentro lo stomaco.
Mi spiego meglio.
Ci sono libri ben scritti che appena conclusi vengono dimenticati nel giro di pochi giorni. Sauders riesce a far durare il racconto aldilà della pagina, a distanza di un mese sto ancora pensando a certe sensazioni, a certe intuizioni, che prendono senso se lasciate sedimentare nei pensieri.

Ancora migliore di Dieci dicembre è Pastoralia. Un libricino che contiene sei racconti, sei allucinazioni taglienti che esasperano e sbeffeggiano alcune ipocrisie del mondo contemporaneo.
Quercia del mar in particolare è una gemma preziosa, una storia grottesca e perfetta, estremamente divertente che mi piacerebbe aver scritto e che da sola vale i nove euro spesi per il libro.

Penso che Saunders abbia del talento vero, se non sapete cosa leggere magari ricordate questo post.
Sapete, mettendoci il naso si trovano molte cose brutte, ma anche molte cose belle, San Tommaso la sapeva lunga.