Verso sera, quando il sole sta per svenire dietro le montagne, salgo in macchina e abbasso i finestrini. Sopra i campi le rondini vanno a pesca di moscerini, rasentano l'erba tracciando cerchi concentrici.
Ho i capelli bagnati, si asciugheranno nel tragitto, guido con le gambe larghe per non farle appiccicare al sedile.
In tre giorni ho cambiato colleghi, i fogli si sono trasformati in bambini, gli orari diversi mi mostrano parti di giorno che vedevo solo da una finestra oscurata della zona industriale.
Canto a squarciagola le canzoni di Maria Antonietta che ho imparato in ufficio, progettando campagne pubblicitarie che sono durate come la vita delle falene, un giorno solo e poi basta, si deve far nascere quelle nuove.
Mi sono ricresciuti i capelli, toccano le spalle. Il futuro va riprogrammato, ancora una volta. Oggi mi chiamano maestra, domani starò preparando il dottorato, forse.
Accelero ad ogni rettilineo perché luglio di sera è il mese più bello, sempre. Cerco di pensare il meno possibile.
Quanta pelle può perdere il serpente prima di cominciare a consumarsi?