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giovedì 5 marzo 2015

Le rondini

Per andare alle poste salgo in cima al monte, ci sarà poca gente, mi dico. 
Il paese è inzaccherato di pioggia, sono senza ombrello i capelli fanno presto ad appiccicarsi sulla fronte.
Apro la porta sento subito odore di aria ferma, quella che ritrovo dentro i cassetti delle case di contrada, coi centrini fatti a mano sotto gondole di plastica viola.
Cinque vecchi sono seduti sulla panca, aspettano il loro turno, si conoscono tutti. Il ganzo del paese mi continua a fare l'occhiolino, mi ripete che devo avere pazienza, mi chiama bionda e gli tirerei volentieri un pugno. 
E' aperto solo uno sportello, l'impiegata è lenta e sola. Mi sistemo in un angolo, vicino alla colonna con i bollettini.
I vecchi si raccontano che il dottore è stato operato alla caviglia, è caduto finché camminava nel bosco, c'è una sostituta. Femmina e giovane. 
Sospirano.
Il ganzo quando esce mi saluta con la mano e mi dice di stare calma, io sono calmissima soprattutto ora che se ne sta andando.
Comincia a farmi male il ginocchio, dovrei stare seduta, me l'ha detto l'ortopedico, ma gli anziani uno vicino all'altro mi fanno tenerezza, mi ricordano le rondini che in autunno si scaldano sopra i cavi dell'alta tensione.
Passa un'ora, scarico lo smartphone.
Una signora si alza con fatica. Allo sportello consegna un libretto, voglio ritirare mille euro, dice.
A cosa le serviranno mille euro, fanno eco gli altri.
L'impiegata le consegna un modulo da riempire, l'anziana ci mette una vita, mi accorgo che la mano le continua a tremare e non smette, anche i vestiti sono pieni di scosse.
Solo quando ha finito l'impiegata cerca nel computer il numero del libretto, signora, le dice, qui la pensione l'ha versata fino a maggio, mi sa che ha portato il libretto sbagliato, in questo ha solo cinquecento euro. Deve tornare domani.
I vecchi si danno una gomitata senza guardarsi, con disinvoltura.
La signora si chiude la giacca e si mette un fazzoletto in testa. 
Traballa.
Poi si volta.
Cosa dite di andare tutti a farci visitare, dice prima di uscire, così vediamo se la dottoressa nuova è brava.
Si danno appuntamento davanti all'ambulatorio, venerdì alle quattro. 

Sono vecchi e bellissimi, tutti quanti.

domenica 26 ottobre 2014

Il compleanno

-Quanti anni ho?
-Quasi novantasei.
-Novantasei sono tanti. Sei sicura?
-Si mamma, sei nata il 16 dicembre del '18.
-Bisogna dirglielo al dottore che sono così vecchia. 
-Lo sa, mamma.
-Non riesco più a camminare.
-Sì, entrano tutti con la carrozzina. E' abituato.
-Sono tutti vecchi come me. Quanti anni ho?
-Novantasei, ma sta tranquilla che lo sanno anche loro.
-E' passato tanto tempo da quando sono nata. C'eri anche tu?
-No, sono tua figlia, io son nata nel Cinquanta.
-Mi ricordo, c'era anche tuo papà. Era un bell'uomo. Hai tutte le carte?
-Sì mamma, sono nella borsa. Vuoi una caramella?
-Magari, grazie. Oggi è il sedici dicembre?
-No mamma, è il ventiquattro ottobre. Vedi che gli alberi hanno ancora le foglie?
-Sì, bisogna rastrellare anche il nostro giardino.
-D'accordo, mando Enrico.
-Fra due mesi è il mio compleanno. Bisogna dirglielo anche al dottore.
-Va bene, ma lo vede scritto nel computer. Non preoccuparti che i dottori lo sanno.
-Sanno cosa?
-Quanti anni hai.
-Quanti anni ho?
-Novantasei
-Com'è passato veloce il tempo.



giovedì 17 maggio 2012

Fisiognomica

Ti svegli e hai gli occhi cambiati, si sono fatti adulti, meno tondi, hai asciugato sguardi gravidi anziché rompere le acque, così ti ritrovi il deserto dentro il viso, davanti allo specchio ti senti perduta.

In città i  "Compro Oro"  hanno ingoiato i negozi stanchi, come al cimitero, si strappa la tomba vecchia per piantare un morto nuovo, ricoperto di fiori e marmo bianco.

Forse avresti dovuto capirlo allora, che il tempo non è più lo stesso. E che la fatica degli anni macchia le mani anche se per una vita ci hai spalmato la Nivea.

Vicino al comune hanno sventrato una banca. Sono spuntate vetrate scure e porte automatiche. Ci infilo dentro la testa per vedere che forma abbia un casinò atterrato, chissà come, in una cittadina perbene.

Ci sono le slot-machines e uomini neri col cartellino al collo. 

Hai venduto la collana di tua madre perché dovevi pagare il dentista.

Qualche volta ti senti triste, quando ti pare che la crisi abbia rimpicciolito il mondo e a te non rimane che guardare quello che resta