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sabato 23 maggio 2015

Il camaleonte

Dall'autostrada il cielo è grandissimo (sono stanca di andare in autostrada i camion sbandano spesso e quando l'asfalto è bagnato sollevano nuvole di pioggia che devo continuamente cancellare dal vetro).

Ho visto un uccello morire in volo, era sospeso nell'aria, è caduto all'improvviso schiantandosi al suolo.

In questi giorni la stanchezza si fa sentire -manca poco- ce lo ripetiamo a turno per farci coraggio, ma finite le lezioni abbiamo i lineamenti stravolti, sulla via del ritorno spengo la radio per riordinare i pensieri. 

Che cosa fai? mi domandano.

Penso a tutte le scrivanie sulle quali ho lavorato e a quanta fatica deve fare il camaleonte per cambiare colore. 
In questi mesi comincio a pensarmi "insegnante", mi piace essere chiamata prof, è una parola allegra che riesce a dare un senso al percorso di tutta una vita.
Il tg lo ascolto fino a quando non si parla di buona scuola. Gli aggettivi attribuiti a priori bisognerebbe metterli all'indice.

Ieri sul guardrail c'erano i corvi e sembrava novembre. Accelero per lo sprint finale senza sapere esattamente quando finirà la benzina.

venerdì 8 novembre 2013

Dentro

Il salotto va pulito con l'aspirapolvere, ogni mattina, possibilmente. Intorno alla stufa cade la cenere, sotto le piante cadono le foglie. Lo sporco che si riforma mi ricorda che ogni giorno la vita ricomincia, anche se nell'ultimo mese mi sembra che il tempo sia intrappolato in una morsa e non mi permetta di cambiare come sarebbe giusto.

In cucina pranzi voraci di famiglia a dieta. Sono l'unica privilegiata che può mettere il burro nei tortellini fino a quando l'allenatore non viene a proibirmi alcool e carboidrati. La vita senza calorie è tristemente fredda.
A cena sono stanca perché cercare un lavoro è faticoso, figuriamoci non trovalo. I miei genitori sono stanchi perché hanno lavorato troppo.
Mia madre si lamenta delle relazioni e dei consigli di classe, io mi lamento perché il suo è il lavoro che dovrei avere.
Litighiamo, ogni tanto parliamo del tempo.

In camera dormo e scrivo.  Scrivo cose belle, le cose belle sono superflue, quindi sempre gratis. Sono stufa di pensare sempre al presente singolare, preferirei il futuro plurale. Non posso fare altro per il momento.

Esco perché dentro il cielo è sempre un soffitto.

Fuori il mondo continua a piacermi.



venerdì 30 marzo 2012

Pensione

Pe- pe -per fa- fa- fa- ffavore, da ,da-da, dammi un pac-cheto-tto di wi wi wiston b-bblu.

Se lo anticipi si mette a gridare. E mi domando se anche i suoi pensieri vadano a singhiozzo.
Quando lo vedo cerco di incollargli gli occhi al viso. Lui tiene la testa china, la camicia ben stirata mi dice che non è rimasto solo. Forse ha ancora una madre, che ha dimenticato di dover morire per poter lavargli i vestiti.
Lui fa passare i giorni camminando, per farli scorrere più veloci  filtra le ore attraverso una sigaretta sempre accesa.
E' un peccato, avrebbe potuto fare l'attore, così dice la gente. E avrebbe recitato in un film importante, avrebbe vinto l'Oscar e sposato una donna feconda. Forse due. Avrebbe trascorso la vecchiaia in vacanza.

E invece, a fare il matto del paese, si sprecano un sacco di energie.

Qualche volta vorrebbe smettere.