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lunedì 20 febbraio 2012

La passeggiata

Decido di portare il mio cane a correre dietro casa.
Io e il mio cane pesiamo uguale, è un pastore del bernese.
Gli metto il collare e più o meno è come tenere un orso nero, un grizzli obbediente, mi trascina verso l'estremità del giardino, vicino alla staccionata. 
Il furbone è felice, ma si siede. Mi fa credere che se ne starà fermo anche quando aprirò il cancello e non partirà, Bala...stai fermo!, come una Ferrari allo start di Maranello. 

Apro il cancello.

E il disgraziato si butta verso la strada. Con una mano mi fisso a un pilone, con l'altra gli tengo un orecchio.
Lo strattone lo fa tornare verso di me e oltre al rinculo ci mette del suo, mi salta addosso per leccarmi il viso.
Crollo come farà la torre di Pisa, un giorno.

E caddi come corpo morto cade

Mi sento bruciare, il cane è perplesso. 
Mi rialzo bestemmiando come potrebbe fare Paola quando la Roma segna un autogoal, mi accorgo di avere strappato i pantaloni, ho il ginocchio ricoperto di sangue.
La passeggiata per me è finisce qui, dai, muoviti.

Apro il cancello per tornare in giardino. E quando entriamo Bala è felicissimo di esser tornato dentro, è talmente entusiasta che mi piomba addosso di nuovo, per festeggiare.
Cado ancora, sul ghiaino e  soprattutto sulle "vecchie" ferite.

Al mio cane invidio l'ottimismo.